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Un altro libro sul Controllo di Qualità Interno (CQI)! Ce n’era proprio bisogno?
Credo che la risposta venga da sola leggendo quanto scritto da Brugnoni, Iandolo e Mattioli.
A proposito di CQI si parla e si scrive tanto, ma poi la pratica è poca e scarsa: la distanza fra la teoria e la pratica quotidiana sembra allargarsi invece di diminuire e non ho visto
sostanziali progressi negli ultimi 15 anni.
Questo testo ha l’ambizione di contribuire a chiudere il “gap”, vuole togliere ogni alibi (“i documenti sono complessi, la teoria è un conto, ma poi la pratica è altra cosa”) e tradurre in
modo pratico e operativo quella che è la teoria presentata nelle Linee guida SIBioC per la gestione dei programmi di controllo di qualità interno.
Il testo segue le tracce del corso disegnato qualche anno fa da Piero Bonvicini con l’aiuto del sottoscritto e lo sviluppa con cura e attenzione agli aspetti concreti. Prende per mano il
lettore a partire dai concetti di statistica, per guidarlo, con qualche digressione sull’approccio Bayesiano alla diagnosi, verso gli aspetti di pianificazione, definizione dei traguardi
analitici ed infine realizzazione del programma e valutazione dei risultati. Seguendo la Linea guida, il testo tratta soltanto dell'approccio "classico" al CQI, senza digressioni su
proposte alternative (approccio multidimensionale) o su nuovi concetti che stanno facendosi strada nel laboratorio come quello dell’incertezza. Questo proprio in ragione dell’approccio
estremamente operativo, rivolto alla pratica quotidiana.
La pratica del CQI, infatti, è nel contempo facile e difficile. Facile perché si basa su assunti statistici relativamente elementari, che non richiedono quindi né nozioni di matematica
avanzata, né sistemi di elaborazione particolarmente sofisticati. Difficile perché richiede metodo, organizzazione, ma anche cultura e continua attenzione.
Il CQI per essere efficace deve contemperare requisiti di qualità validi in senso assoluto con le esigenze specifiche del laboratorio e le dotazioni strumentali disponibili. Troppo spesso
il CQI è gestito senza alcuna pianificazione, senza alcun obiettivo di qualità, vissuto come una pratica burocratica noiosa e ripetitiva. Le regole sono applicate senza criterio, le
segnalazioni di errore sono vissute come fastidiosi contrattempi che rallentano e ostacolano l’attività.
Complimenti a Brugnoni, Iandolo e Mattioli, di un testo come questo c’era proprio bisogno!
Ferruccio Ceriotti