Il tuo laboratorio online
I Convegni Il Calendario Med-Lab Prontuari La Bacheca Labshop Editoria Biochimica Clinica Biomedia Source Books Internet Links Ricerca Biomedia Servizi Biomedialab Biomedia Pubblicita Barra navigazione Biomedia

Logo Biomedia
 
Site Design by
Biomedi@lab

  Biomedia Advertising
Editoria
Percorso: Homepage - Editoria - Indice Biochimica Clinica - Numero 10/1998 - Problematiche di standardizzazione nella determinazione dell'osteocalcina
 
BIOCHIMICA CLINICA: NUMERO 10/1998
Relazioni del Convegno
"Il laboratorio nella diagnostica delle malattie del tessuto osseo"

pix

Problematiche di standardizzazione nella determinazione dell'osteocalcina
G. Banfi
Servizio Integrato di Medicina di Laboratorio, Istituto Scientifico H. San Raffaele, Milano


Il recente esplosivo sviluppo dello studio biochimico del metabolismo osseo ha centrato maggiormente l'attenzione sull'efficienza clinica dei diversi marcatori studiati, non sempre soffermandosi a sufficienza sugli aspetti prettamente analitici degli stessi: precisione e accuratezza, compreso il problema della standardizzazione.
Tale problema è particolarmente rilevante per l'osteocalcina, uno dei primi e più diffusi parametri utilizzati per lo studio del metabolismo osseo. Da più parti si è discusso criticamente dell'efficienza di tale parametro, in considerazione della sua variabilità analitica, legata prevalentemente ad una ridotta comparabilità dei dati, ottenuti in assenza di un comune standard internazionale (1). In realtà nessun marcatore biochimico dell'osso presenta programmi di standardizzazione internazionale ed anzi vi sono parametri, in particolare quelli urinari di riassorbimento, che risentono molto di più dell'assenza di tale uniformazione. La necessità di ripensare la materia traspare chiaramente dalle strategie suggerite dal Comitato costituito dalla Federazione Internazionale di Chimica Clinica (IFCC) ("Committee on Markers for Bone Turnover and Bone Disease"), che in particolare prevedono:

  • un'attenta revisione delle conoscenze biochimiche relative a ciascun analita,
  • una discussione su vantaggi e svantaggi teorici e pratici dell'uso di ciascun marcatore osseo,
  • una revisione dei metodi in uso e delle loro caratteristiche, in termini di validazione e standardizzazione,
  • la messa a punto e l'impiego di specifici controlli di qualità,
  • una rassegna dell'applicazione di ciascun analita nelle malattie del metabolismo osseo e delle raccomandazioni per la valutazione dell'efficacia clinica ed analitica dei diversi dosaggi proposti (2).
In particolare, per l'osteocalcina non esiste uno standard accettato internazionalmente; ogni produttore estrae la proteina direttamente dall'osso, solitamente mediante metodiche indaginose (3). Nella maggior parte dei casi viene utilizzato l'osso di origine bovina, di più facile reperimento e di più bassi costi. Alcuni kit utilizzano invece standard di origine umana. In generale, si può ritenere che le discrepanze dovute alla specie-specificità dell'antigene siano limitate, dato che durante la filogenesi la proteina si è fortemente conservata, tanto che solo due amminoacidi su 49 differiscono tra osteocalcina bovina ed umana. Si ritiene comunque che la possibile produzione di osteocalcina umana ricombinante possa significativamente migliorare la situazione (2).
Da quanto detto, si intuisce che i problemi di variabilità nel dosaggio dell'osteocalcina sono imputabili solo parzialmente a problematiche di standardizzazione, mentre cruciali sono gli aspetti relativi alla specificità degli anticorpi anti-osteocalcina utilizzati e alla fase preanalitica. Alcuni anni fa, un laboratorio di riferimento scelse 11 sieri provenienti da pazienti con varie patologie metaboliche ossee, chiedendo a otto differenti laboratori, che utilizzavano 12 diversi antisieri, di dosarne la concentrazione di osteocalcina. Il laboratorio di riferimento fornì anche uno standard di origine bovina per la costruzione da parte dei vari partecipanti di una curva di calibrazione comune, da confrontare con quella ottenuta da ciascun laboratorio. In tutti i casi le curve derivanti dagli standard originali e dallo standard comune mostravano un buon parallelismo e, soprattutto, l'uso di uno standard comune non consentiva di eliminare le differenze esistenti tra i diversi metodi di dosaggio. Era in particolare evidente che l'eterogeneità degli antisieri era il principale responsabile delle maggiori discrepanze. Complessivamente, quindi, le differenze dovute alla diversità tra gli anticorpi risultavano più significative di quelle imputabili alla mancanza di standardizzazione. Necessita tuttavia ricordare che la comparazione tra i diversi metodi impiegati forniva ottimi coefficienti di correlazione e che, soprattutto, le differenze tra i dati ottenuti con i diversi metodi non sembravano inficiare il significato clinico del dato. Problema fondamentale alla base dell'eterogeneità dei dati ottenibili con i diversi metodi per il dosaggio dell'osteocalcina è l'impiego di anticorpi dotati di differente specificità. In particolare, sono presenti in commercio kit che impiegano anticorpi monoclonali o policlonali, con un differente comportamento nei confronti della molecola intatta di osteocalcina e dei frammenti che derivano dalla sua degradazione. Nonostante la proteina possieda praticamente solo quattro regioni chiaramente riconoscibili dagli anticorpi, trattandosi di una molecola molto raccolta con i terminali carbossilico e amminico tra loro vicini ed appaiati, vi può esser notevole eterogeneità generata dal diverso riconoscimento dei suoi frammenti catabolici. Infatti l'osteocalcina, molecola costituita da 49 amminoacidi, risulta intatta in circolo solo per il 36%; essa va incontro facilmente a frammentazione con la liberazione, ad esempio, di un frammento 1-43 ("mid-molecule fragment"), riconoscibile da molti anticorpi reattivi verso la molecola intera. Altri frammenti derivati dall'osteocalcina, e che possono variabilmente esser riconosciuti come molecola intera, sono l'1-19, il 20-43, il 44-49 e il 20-49. È necessaria quindi da parte dei produttori una conoscenza più accurata della specificità degli anticorpi impiegati al fine di poter correttamente giudicare il comportamento dei kit e valutare la comparabilità dei dati. È evidente che, per ragioni commerciali, l'ottenimento di tali informazioni è spesso difficoltoso, ma tuttavia questa informazione rimane un requisito fondamentale per stimare la qualità dei dati ottenibili. Un'altra causa estremamente importante di eterogeneità dei risultati della determinazione dell'osteocalcina è rappresentata dalle variabili insite nella fase preanalitica di questo dosaggio. La molecola dell'osteocalcina tende, come detto, a frammentarsi "in vitro" ad opera di vari enzimi proteolitici. Per l'esecuzione del dosaggio è opportuno utilizzare siero, conservando il prelievo in acqua ghiacciata fino al momento della centrifugazione o aggiungendo sostanze antiproteolitiche, come l'aprotinina, e separando il siero dalla parte corpuscolata prima possibile, preferibilmente impiegando una centrifuga refrigerata. Bisogna inoltre evitare ripetuti congelamenti e scongelamenti ed evitare assolutamente l'emolisi che comporta una significativa riduzione della concentrazione dell'osteocalcina per la liberazione dagli eritrociti di enzimi che la attaccano e la degradano (5).
In conclusione, un corretto approccio di standardizzazione del dosaggio dell'osteocalcina non deve prevedere solamente un processo di omogeneizzazione dei calibratori, ma deve coinvolgere anche la verifica della specificità degli anticorpi utilizzati nei vari metodi e il controllo delle modalità di raccolta e conservazione del campione biologico, visto che questi due fattori possono incidere pesantemente sulla variabilità del dato e, in ultima analisi, sulla sua interpretazione clinica.

BIBLIOGRAFIA

  1. Masters PW, Jones RG, Purves DA, et al. Commercial assays for serum osteocalcin give clinically discordant results. Clin Chem 1994;40:358-63.
  2. Kent GN. Markers of bone turnover. J Int Fed Clin Chem 1997;9:31-5.
  3. Price PA, Otsuka AS, Poser JW. Characterization of the gammacarboxyglutamic acid-containing protein from bone. Proc Natl Acad USA 1976;73:1447-51.
  4. Delmas PD, Christiansen C, Mann KG, Price PA. Bone Gla protein (osteocalcin) assay standardization report. J Bone Min Res 1990;5:5-11.
  5. Withold W. Monitoring of bone turnover. Biological, preanalytical and technical criteria in the assessment of biochemical markers. Eur J Clin Chem Clin Biochem 1996;34:785-99.

pix

RELAZIONI

Fosfatasi alcalina ossea: quale metodo?
M. Panteghini
Laboratorio Analisi Chimico-Cliniche, Spedali Civili, Brescia

Problematiche di standardizzazione nella determinazione dell'osteocalcina
G. Banfi
Servizio Integrato di Medicina di Laboratorio, Istituto Scientifico H. San Raffaele, Milano

Marcatori di riassorbimento osseo derivati dal collagene di tipo I: alternativi o da integrare?
M. Zaninotto, D. Bernardi, F. Ujka, M. Plebani
Servizio di Medicina di Laboratorio, Azienda Ospedaliera di Padova, Padova

Variabilità biologica dei marcatori biochimici ossei: significato e implicazioni pratiche
F. Pagani, M. Panteghini
Laboratorio Analisi Chimico-Cliniche, Spedali Civili, Brescia

pix

Torna all'indice del Numero 10/1998 | Indice BC

pix

Per chi desidera pubblicare su BC, sono disponibili le Istruzioni per gli Autori
Per chi desidera sottoscrivere l'abbonamento a BC, è disponibile la Cedola di Registrazione

line

H O M E P A G E  |  C O N V E G N I  |  M E D L A B  |  E D I T O R I A
I N T ER N E T  |  S E R V I Z I

line

Per osservazioni e commenti sui servizi WWW contattare bm@biomedia.net
per problemi tecnici mandate un mail a biomedialab@biomedia.net

1997, BIOMEDIA srl, tutti i diritti riservati
The material on this site may not be reproduced or otherwise
used without the prior permission of BIOMEDIA.