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B I O M E D I A   S O U R C E   B O O K S

Guida all'uso dei markers tumorali
M. Gion

Attenzione: il volume è ESAURITO

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P R E S E N T A Z I O N E

Questa Guida all'uso clinico dei markers tumorali giunge alla sua terza edizione. La prima, pubblicata nel 1987, venne indotta dalla constatazione di un tasso inaccettabilmente alto (43%) di richieste inappropriate di dosaggi di markers. La Guida fu accolta favorevolmente e portò ad una consistente riduzione del tasso di richieste inappropriate, che scese infatti dal 43 al 30%. Per questa ragione, in collaborazione con la Regione Veneto, nel 1992 preparai una seconda edizione aggiornata, seguita poi da due edizioni telematiche, una nel 1993 su Videotel ed una nel 1995 su Internet.

La prima edizione nacque dalla necessità di ridimensionare un uso probabil-mente troppo disinvolto dei marcatori tumorali. Oggi lo scenario è profondamente cambiato. La restrizione delle risorse disponibili e l'enfasi posta in modo prevalente sulle situazioni cliniche in cui i markers sono inefficaci, hanno portato ad atteggiamenti opposti. Si tende infatti a ridurre l'uso dei marcatori anche nelle non poche situazioni in cui essi sono effettivamente utili.

Sia le richieste eccessive di qualche anno fa, sia le attuali troppo severe restrizioni di impiego, sono legate ad una rilevante quota di incertezza sull'utilità di questi indicatori. Infatti, la letteratura disponibile riporta una ridondanza di informazioni, a volte lacunose, a volte contraddittorie, ottenute in studi non sempre metodologicamente ineccepibili, che lasciano un ampio spazio ad interpretazioni soggettive. Non è tuttavia pensabile oggi, considerato il tasso di sviluppo delle conoscenze nel settore delle biotecnologie, che il singolo medico, sia di Medicina Generale che specialista, possa mantenersi aggiornato in modo autonomo e selezionare oggettivamente le informazioni necessarie all'attività clinica quotidiana.

Questo problema è sentito in maniera drammatica dalla comunità scientifica ed ha portato in primo piano la necessità di linee guida, come è testimoniato dagli interventi e dagli investimenti di risorse fatti in questa direzione dall'Unione Europea e, in Italia, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche. Le linee guida rappresentano sicuramente la soluzione ottimale per un corretto trasferimento dei risultati dalla ricerca alla pratica clinica. Tuttavia, il processo di produzione delle linee guida è metodologicamente complesso e richiede tempo, organizzazione e risorse consistenti. Nel frattempo è urgente intervenire per migliorare l'utilizzo dell'armamentario diagnostico-terapeutico disponibile. Tra le numerose strategie utilizzabili, la distribuzione di materiale informativo preparato in modo chiaro e schematico da parte di esperti rappresenta un'efficace soluzione di compromesso.

Questo approccio, pur presentando l'ovvio limite di una relativa soggettività nella selezione delle informazioni, ha il vantaggio di essere tempestivo e facilmente aggiornabile, nonché di permettere agli utilizzatori di identificare dei referenti con cui interagire in modo costruttivo per ottimizzare progressivamente l'informazione fornita.

La struttura della Guida è rimasta sostanzialmente invariata per consentire a chi già utilizza la precedente edizione un agile passaggio alla nuova versione. Inoltre, la Guida viene fornita in due formati, una versione completa ed una versione tascabile in cui sono riportate solo le parti di più frequente consulta-zione (le tabelle con i markers nelle diverse patologie e quelle con le principali caratteristiche dei markers citati). La parte generale è stata rivista ed aggiornata. Si è inoltre esplicitata la metodologia utilizzata per selezionare le informazioni e le raccomandazioni secondo quanto suggerito per la preparazione di linee guida. In particolare, nella parte speciale relativa ai markers da usare nelle diverse patologie, si è messa in evidenza la forza delle raccomandazioni, laddove i dati finora pubblicati lo permettevano.

Per quel che riguarda le fonti, vengono fornite le modalità per poter accedere al nostro archivio bibliografico. Questa scelta si affianca al servizio di consulenza telefonica attivato nel 1992 e ancora operativo, ed è in armonia con il principio che un servizio di laboratorio non può curarsi solo della qualità analitica del risultato, ma deve anche fornire tutte le informazioni necessarie per una richiesta appropriata dell'esame e per un ottimale impiego del referto.

Massimo Gion

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I N D I C E   D E I   C O N T E N U T I

  • PRESENTAZIONE
  • METODOLOGIA UTILIZZATA PER PREPARARE LA GUIDA
  • DEFINIZIONE, NOTE DI CLASSIFICAZIONE E POSSIBILI FUNZIONI
  • DEFINIZIONE
  • CLASSIFICAZIONE
    • Classificazione secondo le caratteristiche biologiche
    • Classificazione secondo la specificità tissutale
    • Classificazione secondo l'utilità clinica
  • POSSIBILI FUNZIONI
  • CAUSE NON ONCOLOGICHE DI VARIAZIONI DEI LIVELLI DEI MARKERS
  • CAUSE CLINICHE
    • Eventi fisiologici, abitudini voluttuarie e malattie non oncologiche
  • CAUSE IATROGENE
    • Manovre diagnostiche
    • Interventi terapeutici
  • CAUSE ANALITICHE
    • Anticorpi antitireoglobulina e dosaggiodella Tireoglobulina
    • Il problema degli HAMA
    • L'effetto gancio: una importante causa di falsi negativi
  • METODI DI MISURA: IMPORTANZA NELLE DECISIONI CLINICHE
  • ACCURATEZZA DEL METODO
  • PRECISIONE DEL METODO
  • INTERPRETAZIONE DEL DATO DI LABORATORIO
  • VALUTAZIONE DI UN UNICO REFERTO
    • Sensibilità, specificità, valore predittivopositivo e negativo
    • Valore soglia versus livelli decisionali
  • VALUTAZIONE DI PIU' REFERTI SUCCESSIVI
  • QUANDO USARE I MARKERS NELLA PRATICA CLINICA
  • SCREENING
  • DIAGNOSI DI TUMORE PRIMITIVO
  • DIAGNOSI DI TUMORE AVANZATO
  • RICERCA DI SEDE DI ORIGINE DI METASTASI
  • TUMORE PRIMITIVO GIA' DIAGNOSTICATO
  • MONITORAGGIO DOPO LA TERAPIA PRIMARIA
  • MONITORAGGIO DELLA TERAPIA NELLA MALATTIA AVANZATA
  • MARKERS IN MATERIALI BIOLOGICI DIVERSI DAL SANGUE
  • I MARKERS NELLE DIVERSE PATOLOGIE CLASSIFICAZIONE OPERATIVA DEI MARKERS
    • Chiave di lettura delle tabelle
    • Carcinoma squamoso del distretto testa-collo
    • Carcinoma della tiroide
    • Carcinoma del polmone
    • Carcinoma dell'esofago
    • Carcinoma dello stomaco
    • Carcinoma del colon-retto
    • Carcinoma del pancreas
    • Carcinoma del fegato
    • Carcinoma delle vie biliari
    • Carcinoma del rene
    • Carcinoma della vescica
    • Carcinoma dell'ovaio
    • Carcinoma dell'utero
    • Tumori germinali del testicolo
    • Carcinoma della prostata
    • Carcinoma della mammella
    • Melanoma
  • MARKERS AFFINI A QUELLI CITATI
  • PRINCIPALI CARATTERISTICHE DEI MARKERS CITATI
    • Chiave di lettura delle tabelle
    • CEA, AFP, TPA, TPAcyk, TPS, CYFRA21.1, CA125, CA19.9, CA50, CA195, CA72.4, CA15.3, MCA, CA549, SCC, HCG e b-HCG, TG, CT, PAP, PSA, PSA, NSE, FERRITINA, CA242, S-100
  • INDICAZIONI PER LA RICERCA BIBLIOGRAFICA

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